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BURNOUT

Burnout e operatore sanitario: come intervenire sul disagio e cosa succede se lo trascuri. 

 

Siamo professionisti ad elevato rischio:  di Burnout, suicidio e esaurimento psicofisico.

Un domani inoltre, egoisticamente, saremo tutti potenziali assistiti dei nostri colleghi, che sono ugualmente a rischio di bruciarsi, proprio come noi. Un sistema sanitario più umano, empatico e organizzato per dare risposte di salute non solo agli utenti, ma anche agli operatori, determinerebbe quindi un miglioramento della qualità di vita presente e futura di ognuno di noi.

Ricominciamo da noi.

La crescita personale, professionale e strutturale necessaria per fronteggiare il Burnout nel mondo della sanità non dovrebbe essere né un lusso né tantomeno una vergogna da nascondere, ma la modalità organizzativa fondamentale di ogni ente o azienda sanitaria. Non solo, ma anche un impegno di ognuno di noi: la giusta soluzione per ritrovare il nostro valore di operatori sanitari, per ritrovare orgoglio di gruppo e appartenenza, fierezza nella nostra cultura, nei valori etici e deontologici della nostra professione. Se non riusciremo a fare questo, tutti insieme, il prezzo che ne pagheremo è e sarà elevatissimo, in termini di qualità di vita e non solo: di sopravvivenza. Noi operatori sanitari siamo professionisti ad elevato rischio di: burnout, suicidio e esaurimento psicofisico.

Tutto questo potrebbe già essere a portata di mano se, ad ogni livello, i professionisti sanitari e le organizzazioni collaborassero nella messa in atto di semplici tecniche di umanizzazione delle cure. Il Nursing olistico rappresenta una risposta importante, in quanto educa l’operatore a prendersi cura di sè attraverso tecniche di consapevolezza e centratura, per poter meglio rispondere ai bisogni degli altri.

Il Nursing olistico insegna come usare corpo, mente ed emozioni. Tra l’assistito e l’operatore nasce così una  relazione empatica che fa stare bene entrambi. 

 

 

Cos'è il BURNOUT ?

Burnout significa esaurito, scoppiato, bruciato.

Christine Maslach definisce il Burnout come la “sindrome da esaurimento emotivo, da spersonalizzazione e riduzione delle capacità personali, che può presentarsi in soggetti che per professione si occupano degli altri”.

Quali sono le professioni maggiormente colpite da Burnout?

Tra le professioni della relazione d’aiuto, sono proprio gli infermieri i primi a “bruciarsi” perché di fatto sono gli operatori sanitari che vivono a stretto contatto con il malato sia in termini di tempo che di emotività

Quando è stato riconosciuto il fenomeno chiamato Burnout?

Soltanto negli anni ’70 negli Stati Uniti si è incominciato a parlare di Burnout, come di una sindrome tipica delle professioni della relazione d’aiuto:  Infermieri, Medici, Insegnanti, Assistenti sociali, Poliziotti, Vigili del fuoco, Psichiatri, Operatori per l’infanzia.

Quando e perché rischiamo il Burnout?

Chi sceglie di lavorare in una delle professioni d’aiuto, inizialmente lo fa perchè ha bisogno di sentirsi utile. Lo facciamo perché inconsapevolmente, è il nostro modo per farci amare ed apprezzare dagli altri. Quindi, essendo di fatto la compensazione di un nostro bisogno, il beneficio che ne deriva è solo temporaneo. Solo una sana autostima infatti può portarci ad una sana soddisfazione personale. Di fatto quindi, il Burnout è un meccanismo di difesa che gli operatori inconsciamente attuano per contrastare lo stress lavorativo. Questo inizia dunque a pesare, quando la compensazione al proprio bisogno di riconoscimento sociale smette di funzionare.

Come si manifesta il Burnout?

Il Burnout si manifesta in genere come un atteggiamento di indifferenza, intolleranza e cinismo verso gli assistiti, o comunque verso gli utenti della propria attività lavorativa. Il contatto continuo con le persone e con i loro bisogni, il dover essere disponibili a richieste e necessità, sono i fattori scatenanti del Burnout. Nelle attività che hanno obiettivo professionale il benessere delle persone e la risoluzione dei loro problemi, come nel caso di medici, psicologi, infermieri, insegnanti, il professionista, subissato dalle richieste dell’utenza e dalla scarsità di risorse, turni massacranti, mancanza di supporto e di tecniche utili a dare risposte costruttive, si ritrova solo e invaso da un senso di impotenza, a cui reagisce giudicando sé stesso e colpevolizzandosi. Questo determina una progressiva chiusura e incapacità di chiedere aiuto ai colleghi, superiori, specialisti, fino a sfociare, nei casi più gravi, nel tentativo di togliersi la vita per un forte senso di disvalore e fallimento.

Quali sono le conseguenze del Burnout?

Secondo Maslach e Leiter, studiosi statunitensi che dagli anni ‘90 hanno studiato e identificato il fenomeno, ci sono diverse conseguenze:

  • Sull’impegno nei confronti del lavoro (deterioramento)

Un lavoro inizialmente importante, ricco di prospettive ed affascinante diventa sgradevole, insoddisfacente e demotivante.

  • Sulle emozioni (deterioramento)

Entusiasmo, motivazione e piacere derivanti dall’attività lavorativa e dalla relazione con gli utenti svaniscono per essere sostituiti da rabbia, ansia, depressione.

  • Sull’equilibrio tra persona e lavoro.

I singoli individui percepiscono questo squilibrio come una crisi personale, assumendosene la responsabilità, mentre in realtà è il posto di lavoro a presentare problemi e gli operatori, soprattutto i più bravi, sensibili e motivati, rischiano di diventare rapidamente le vittime predestinate di questo sistema.

Quali sono i sintomi del Burnout?

 

  • Esaurimento

Accade quando una persona sente di aver
oltrepassato il proprio limite emozionale e fisico. Ci si sente
prosciugati, incapaci di rilassarsi e di recuperare, privi di energia anche per iniziare nuovi progetti, incontrare altre persone, affrontare la vita nel suo complesso, fino al suicidio. E’ la conseguenza dello stress derivante da eccessive richieste lavorative, oppure da cambiamenti significativi (cambio reparto, superiori, staff, …).

 

  • Cinismo

Atteggiamento freddo e distaccato nei confronti del mondo, delle persone e delle situazioni. Sul lavoro, il coinvolgimento emotivo può azzerarsi, con perdita dei propri ideali e valori.

Queste reazioni sono il tentativo di proteggere se stessi dall’esaurimento e dalla delusione: ci illudiamo di essere più al sicuro adottando un atteggiamento di indifferenza. Questo accade soprattutto quando sentiamo incertezza nel futuro e ci sentiamo impotenti rispetto alla nostra posizione lavorativa. E’ come se preferissimo smettere di credere che le cose possano migliorare per evitare di avere aspettative, di fare fiasco, di nuovo. Un atteggiamento di chiusura così estremo può compromettere seriamente il benessere di una persona, il suo equilibrio psico-fisico e la sua capacità lavorativa.

 

  • Inefficienza

Quando la sensazione di inadeguatezza diventa prevalente, ogni nuovo stimolo viene vissuto come “troppo”. Sembra che tutto ci remi contro e quel poco che riusciamo a fare, ci appare insignificante, perdiamo la fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità.

Perché proprio noi operatori soffriamo di Burnout?

Di fatto il BurnOut è uno dei  meccanismi di difesa che adottiamo inconsciamente per contrastare lo stress lavorativo. Semplificando, quest’ultimo è  determinato dallo squilibrio tra le richieste lavorative e le risorse disponibili, cosa che nei nostri servizi sanitari è ormai una cronica normalità.  

Il Burnout è un problema individuale?

Un atteggiamento difensivo attuato dalle organizzazioni lavorative (ASL e amministrazioni sanitarie in generale) fa il gioco di credere che il burnout sia un problema di tipo individuale. Noi operatori manifesteremmo questo disturbo per una nostra fragilità o difetto di carattere, o addirittura incapacità lavorativa. Secondo questo punto di vista, il problema sono gli individui e la soluzione sta, nella migliore delle ipotesi, nel loro recupero o sostituzione/allontanamento dal lavoro.

Il Burnout è un problema dell’organizzazione lavorativa?

Diversi studi hanno dimostrato che il burnout non è un problema personale dell’individuo, ma del contesto sociale nel quale opera e che modella sia le interazioni tra le persone che le modalità professionali. Soprattutto quando l’ambiente sociale e lavorativo non riconoscono il nostro impegno e il nostro contributo creativo nel lavoro, il rischio di burnout aumenta. 

Il Burnout è problema collettivo?

Così come le situazioni di pace e benessere ci comunicano gioia e serenità, così il Burnout si diffonde come una malattia contagiosa. Esso si propaga in maniera altalenante dall’utenza all’èquipe, da un membro dell’èquipe all’altro e dall’èquipe agli utenti, coinvolgendo in ultimo l’intera organizzazione.

Quali sono i fattori di rischio Burnout legati alla mia struttura di personalità?
  • introversione e scarsa attitudine al lavoro d’équipe
  • tendenza a porsi obiettivi ambiziosi  
  • stile di vita dinamico
  • personalità rigida  
  • work addiction (lavoro come modalità compensativa della propria vita sociale)
  • sentirsi indispensabili  
  • essere motivati ed avere aspettative professionali  
  • Personalità di tipo A :

-Competitività spinta e diffusa a tutti gli aspetti della vita. Tendenza alla sfida e alla lotta.

-Aggressività (spesso repressa) presente costantemente in tutte le interazioni personali e sociali 

-Impazienza, insofferenza per i diversi ritmi altrui e per l’insufficienza degli altri

-Tensione muscolare, discorso “esplosivo”, ipervigilanza, difficoltà al rilassamento

-Tendenza a voler fare e ottenere un illimitato numero di cose in un limitato periodo di tempo

-Necessità spinta di avere costantemente il controllo totale nelle situazioni

-Spinta all’acquisizione di cose, oggetti, beni e in generale al consumo

-Spesso fumo, alcool, dipendenza

 -Poca attività fisica

-Pochi interessi alternativi al lavoro

-Alimentazione irregolare ed eccessiva

  •  
Quali sono i fattori di rischio socio-demografico di Burnout?
  • differenza di genere (le donne sono più a rischio degli uomini)
  •  
  • età (nei primi anni di carriera il rischio è maggiore)
  •  
  • stato civile (i single sono più predisposti)
  •  
Quali sono i fattori di rischio Burnout legati all'organizzazione lavorativa?

Le tensioni sono generate da:

  • Ambiguità di ruolo: mi viene richiesto di fare qualcosa senza darmi le informazioni necessarie per riuscirci.
  • Conflitto di ruolo: mi viene richiesto di fare qualcosa che non mi compete professionalmente
  • Sovraccarico: mi viene imposto un eccessivo carico di lavoro o un’eccessiva responsabilità, che non mi permettono una soddisfacente prestazione lavorativa
  • Mancanza di stimoli: attività monotona
  • Struttura di potere: condivisione del processo decisionale
  • Turnazione: il lavoro in turni può favorire il Burnout in quanto ci si trova esclusi da contesti sociali diversi da quello professionale. Questo avviene soprattutto nel personale dedicato all’assistenza. Gli infermieri infatti sono sottoposti ad un lavoro più usurante, rispetto al personale medico.
  • Retribuzione inadeguata
  •  
Con quali altri quadri patologici posso confondere il Burnout?

 

  • STRESS E NEVROSI

La sindrome del Burnout si distingue dallo STRESS (esso stesso concausa del Burnout), così come si distingue dalla NEVROSI, in quanto esso non è un disturbo della personalità ma è legato al ruolo lavorativo.

 

  • DEPRESSIONE

I  molteplici sintomi del Burnout richiamano e si manifestano come i DISTURBI DELLO SPETTRO ANSIOSO-DEPRESSIVO, in particolare per la tendenza alla somatizzazione e allo sviluppo di disturbi comportamentali. La differenza sta nella causa d’insorgenza.

 

  • SINDROME DA DISADATTAMENTO

La sindrome del Burnout si differenzia dalla SINDROME DA DISADATTAMENTO (sociale o lavorativo o familiare o relazionale) perchè quest’ultima si verifica all’interno del mondo emozionale della persona ed è spesso scatenata da una vicenda esterna grave.

 

  • ABUSO DI SOSTANZE

Il Burnout può portare a volersi “anestetizzare” con abuso di alcool, di psicofarmaci o fumo. Non è detto però che questo atteggiamento sia un effetto diretto, ma può essere concausa del Burnout stesso.

Quali può essere il mio comportamento se soffro di Burnout?
  • Assenteismo
  • Alta riluttanza ad andare al lavoro ogni giorno
  • Isolamento e ritiro emozionale dal lavoro (non sentire più passione in quello che facciamo)
  • Senso di stanchezza ed esaurimento
  • Controllare frequentemente l’orologio
  • Eccessivo affaticamento dopo il lavoro
  • Fuga dalla relazione con l’utente, con i colleghi, in generale
  • Progressivo ritiro dalla vita lavorativa
  • Difficoltà a scherzare sul lavoro, cupezza, pesantezza
  • Controllo continuo, perchè abbiamo paura di aver sbagliato qualcosa, non ci fidiamo più di noi stessi
  • Perdita dell’autocontrollo
  • Conflitti familiari
  • Dipendenze di vario genere (sostanze, alcool, fumo, gioco…)
Quali sono i segni fisici, psicosomatici e da stress in caso di Burnout?
  • stanchezza
  • spossatezza
  • irritabilità (siamo confusi e reagiamo in modo eccessivo)
  • dolore alla schiena (non ci sentiamo supportati dagli altri, da noi stessi, dalla vita)
  • cefalea (contrattura mascelle e difficoltà di riposo efficace)
  • stanchezza agli arti inferiori, dolori viscerali
  • diarrea (fuga dalla situazione)
  • inappetenza (la sensazione di “dover inghiottire un boccone amaro” chiude lo stomaco)
  • nausea (rifiuto della situazione)
  • vertigini
  • dolori al petto (il cuore si chiude)
  • alterazioni circadiane (sovraccarico mentale da stress)
  • crisi di affanno (sovraccarico emotivo)
  • crisi di pianto (bisogno di scarico emotiva)
Cosa posso fare per me stesso, prevenire il Burnout?

 

  • Conoscere me stesso e le mie motivazioni:

• Conoscere i propri limiti e i limiti del servizio
• Adeguare le proprie aspettative alla realtà
• Badare alla salute fisica

  • Imparare tecniche per gestire lo stress:

• Stabilire obiettivi chiari e precisi per il controllo dello stress
• Programmare le strategie per raggiungere tali obiettivi
• Realizzare con gradualità ciò che si è programmato
• Verificare regolarmente obiettivi e strategie
• Gratificarsi per i risultati ottenuti nel controllare lo stress

  • Programmare la mia crescita professionale e personale

 

    • a livello individuale: sedute di counseling, rebirthing, rei-ki, yoga, costellazioni lavorative, meditazione …
    • a livello di gruppo: gruppi di crescita personale, coaching, meditazione, costellazioni lavorative …
Cosa posso fare nei confronti degli utenti, per prevenire il Burnout?
  • Rispetto, cortesia, assenza di giudizi morali, concretezza, interventi il meno invasivi possibile, atteggiamento proattivo, assenza di coinvolgimento sentimentale.

Più un operatore è professionale, cioè riesce a distinguere il suo ruolo da quello personale, maggiori sono le probabilità che non vada in Burnout. Se ci accorgiamo che facciamo fatica in questo, abbiamo diritto di chiedere e ricevere aiuto professionale specializzato (counselor e psicologi dovrebbero essere a disposizione di ogni equipe, per insegnare tecniche di depersonalizzazione dei conflitti e gestione dei ruoli professionali).

Come comportarmi con colleghi e superiori per evitare il Burnout?
  • Mantenere rispetto e cortesia

  • Comunicare in modo completo ed efficace, cioè:

Ascolto attivo: usare tecniche di consapevolezza comunicativa
• Conoscenza del non verbale e paraverbale
• Fare esempi concreti
• Essere consapevoli del contenuto emozionale del linguaggio
• Evitare di trincerarsi in un gergo troppo professionale
• Mettere per iscritto gli accordi raggiunti
• Usare il feedback in modo efficace e utile a tutti gli interlocutori
Chiarezza
• Chiedere aiuto all’interlocutore se non si riesce a comunicare adeguatamente con lui usando la metacomunicazione (3)

  • Consapevolezza circa il coinvolgimento sentimentale e relazionale

Con i colleghi questo può portare a dinamiche complesse nella gestione dei ruoli professionali/personali.

  • Chiedere aiuto alle figure preposte alla soluzione dei conflitti professionali

Se non ci sono, informarsi su servizi attivi in zona, online o semmai consultare privatamente un professionista esperto in Burnout.


(3) Metacomunicazione è “comunicare sulla comunicazione”. Tipo: “come mai mi stai dicendo questo?” Oppure: “MI sono espresso bene?”…

Cosa dovrebbero fare le organizzazioni per prevenire il Burnout?

Prevenzione primaria

La prevenzione primaria consiste nell’individuare gli operatori “a rischio” di Burnout già in ambito di formazione professionalizzante, ovverosia di selezione del personale. Una volta individuati, i responsabili della formazione e della selezione possono escludere i candidati o costruire un progetto individuale di prevenzione per ciascuno studente o operatore “a rischio”.

Prevenzione in ambito organizzativo aziendale (secondaria)

Esistono tecniche specifiche di prevenzione (es.MOSHER BURTI) che prevedono: 

– Esercizi didattici mirati
– Gruppo per la soluzione dei problemi
– Discussione dei casi problematici con consulente/i
– Apprendimento di nuove tecniche
– Supervisioni
– Feste/Occasioni di condivisione aziendale

Che caratteristiche dovrebbero avere le aziende per prevenire il Burnout?

Secondo Bernestein e Halaszyn (4)

Accessibilità agli operatori
Coerenza
Chiarezza degli obiettivi del servizio e dei poteri di ogni operatore
Rispetto per tutti, anche verso gli operatori in disaccordo
Riservatezza
Coinvolgimento decisionale degli operatori interessati
Fornire feedback completi ed efficaci:
Tale feedback dovrebbe essere:

  • proattivo
    specifico e contestualizzato
    Imparziale rispetto a situazioni personali della dirigenza, amicizie, ecc.

(4) Io, operatore sociale. Come vincere il burnout e rendere gratificante il mio lavoro
Gail S. Bernstein,Judith A. Halaszyn,1993, Erikson ed. 

COME USCIRE DAL BURNOUT?

Cosa fare quando è troppo tardi?

Cosa possiamo fare quando riconosciamo in noi o in qualcuno a noi vicino, i sintomi di BurnOut?

L’unico modo per uscire da una situazione di BurnOut è avviare un cambiamento: nella nostra vita professionale e personale, nella nostra visione. Perché il cambiamento risulti efficace però, deve essere affrontato all’interno di un percorso di crescita personale, che ci può accompagnare a comprendere le nostre ragioni individuali per cui ci siamo “bruciati”, quel fare troppo che ci ha fatto scoppiare.

A chi mi posso rivolgere? Quali terapie?

Le risposte sono molteplici e dipendono dalle risorse disponibili in azienda, in zona oppure anche online. Con le nuove tecnologie chiedere aiuto è diventato più semplice e più discreto. Un grande aiuto ci viene offerto anche dalle cure complementari. Dipende quindi molto dalle nostre preferenze sul nostro prenderci cura di noi.

In pratica possiamo rivolgerci a:

  • SPECIALISTI SANITARI

– sedute di psicoterapia , psicoanalisi.

  • SPECIALISTI EDUCATIVI E OLISTICI

– sedute di counseling, counseling olistico
– sedute di coaching, life coaching

  • TECNICHE DI CRESCITA PERSONALE E PROFESSIONALE

Tecniche di rilassamento: Yoga, meditazione, Reiki, respirazione, energetic breathing, …
Tecniche di centratura
Tecniche di comunicazione empatica
Tecniche di gestione delle stress
Tecniche di comunicazione assertiva
Tecniche di gestione emotiva e professionale delle situazioni avverse
Tecniche di gestione emotiva e professionale della malattia e dell’ansia ad essa collegata
Tecniche di gestione del lutto e della morte come fasi di crescita, piuttosto che come fallimento della nostra mission di operatori sanitari

 

Nursing Olistico: perchè è una risposta efficace al Burnout?

“Ogni infermiera è un’infermiera olistica” è il motto dell’American Holistic Nurses Association. Lo ha insegnato Florence Nightingale, ed è dal 1850 che il percorso della nostra professione, grazie al suo contributo, dovrebbe essere promosso e valorizzato a partire proprio da qui. Noi siamo una professione olistica, che assiste la persona sana o malata, giovane, matura o anziana, povera o ricca, a guarire, ristabilire la sua salute fisica e psichica e a reintegrarsi socialmente. Facciamo questo a partire da noi stessi, e avremo risolto buona parte dei problemi legati al Burnout.

Il Nursing olistico è una specializzazione dell’assistenza infermieristica che aiuta ogni operatore sanitario a prendersi cura di sè stesso prima ancora che degli assistiti.

Potrebbe sembrare una forma di egoismo, mentre in realtà si tratta proprio della risposta perfetta per prevenire o per uscire da una situazione di Burnout.

Attraverso le tecniche del Nursing olistico puoi imparare a centrare te stesso prima di prenderti cura degli altri, per evitare di farti “risucchiare” dalle richieste altrui. Con le tecniche di tipo comunicativo ti connetti agli altri sapendo comunicare ed ascoltare, senza prevalere e ponendoti come un esperto di assistenza, piuttosto che come uno strumento di soddisfazione dei loro bisogni. Con l’aiuto che viene dalla naturopatia, nutrizione, reiki, respirazione energetica potrai sondare te stesso, i tuoi bisogni di operatore, per poi utilizzarli nella relazione con l’altro, in modo creativo e costruttivo, per migliorare la sua resistenza al dolore, allo stress, agli effetti collaterali farmacologici, alla malattia stessa in tutti i suoi aspetti psicosomatici.

Il supporto olistico del paziente con dolore fisico, psichico ed emotivo.

Il supporto olistico del paziente con dolore fisico, psichico ed emotivo.

Come operatori sanitari, spesso ci troviamo ad assistere i pazienti in situazioni di dolore psicofisico, oppure in ansia per esami da svolgere, diagnosi attese, stress da disadattamento all’ospedalizzazione. Con questo articolo voglio condividere con te uno strumento semplice, che può aiutare a riportare la persona assistita in sé stessa, nell'allineamento, in uno stato di presenza e meditazione.
Reiki in ambito sanitario: cosa è e quando può servire

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La pratica del Reiki, in ambito sanitario bilancia la mente, il corpo e lo spirito di chi lo riceve e di chi lo offre. E’ anche un supporto eccellente nel processo di guarigione fisica, mentale ed emozionale. E’ indicato per ridurre lo stress, rilassare mente e corpo e focalizzare la mente. Proprio per questo la sua efficacia è dimostrata scientificamente in caso di Burnout degli operatori sanitari.
La gente non ci rispetta più. Violenza e aggressioni in ambito sanitario.

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Maria lavora in Pronto soccorso da moltissimi anni. Ha iniziato appena finita la Scuola infermieri nel 1990 ed ora ha deciso di farsi spostare in un altro servizio perchè non ne può più. Mi dice che la gente è diventata maleducata e che non ha più rispetto per gli operatori, che non ha più fiducia nel personale e nel sistema sanitario, in generale. Mi riporta anche fatti personali di aggressioni verbali e che per questo non ha più voglia di lavorare: ormai è completamente demotivata. Si rivolge a me, infatti, per un problema di Burnout.

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