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Il supporto olistico del paziente con dolore fisico, psichico ed emotivo.

Come operatori sanitari, spesso ci troviamo ad assistere i pazienti in situazioni di dolore psicofisico, oppure in ansia per esami da svolgere, diagnosi attese, stress da disadattamento all’ospedalizzazione.

 

Con questo articolo voglio condividere con te uno strumento semplice, che può aiutare a riportare la persona assistita in sé stessa, nell’allineamento, in uno stato di presenza e meditazione.

 

Per prima cosa, come operatore sanitario olistico devi considerare che la prima reazione automatica al dolore di qualsiasi tipo, da parte di chiunque, è quella del rifiuto. Quindi un ammalato spaventato, a maggior ragione cercherà di allontanarsi da esso o di farlo andare via per allontanare da sé stesso la sensazione spiacevole. 

La seconda cosa importante che, come assistente al processo di guarigione, tu dovrai sempre avere presente, è che il dolore in realtà è una intensa ed urgente richiesta di amore e attenzione del paziente verso sé stesso. E tu come operatore non puoi e non devi sostituirti in questo, facendotene carico, perchè così facendo impedisci al paziente il suo potere intrinseco di guarigione.

 

Infatti il nostro sistema psiconeuroimmunologico, secondo la visione olistica, usa il dolore come strumento per riportare la nostra attenzione dentro noi stessi. In pratica, quel dolore ci dice: “Hei, sono qui! Mi guardi? Ti occupi di me?”. Quindi dobbiamo rammentare che la vera richiesta del malato non è verso noi operatori, con tutto il nostro fare, bensì verso sé stesso. Soprattutto per noi operatori, è fondamentale imparare a diventare dei canali di guarigione, piuttosto che cercare di aiutarlo a resistere o a sopprimere quella voce interiore. Anche perchè in questo modo i sintomi potranno solo peggiorare, diventando ancora più forti e devastanti.  

 

1. Inizia chiedendo al paziente (il nome stesso “paziente” deriva da patire=sentire) di inspirare delicatamente laddove si trova il dolore nel suo corpo, nella parte più intensa del disagio. Se c’è anche paura, possiamo aiutarlo a localizzarla nel corpo, perchè è proprio con il corpo che lavoriamo, e lavorare anche su di essa allo stesso modo.

Ricordati che quando c’è dolore, tutta l’attenzione del paziente è già focalizzata sulla zona corporea da cui questo viene originato. Dal punto di vista della mindfulness questo fatto è un vantaggio enorme, perchè a differenza di quanto succede tutti i giorni, la nostra mente è già polarizzata nella giusta direzione. A chi guida l’esperienza, basta solo aiutare la persona a togliere il giudizio, come ti spiego nel prossimo passaggio.

2. Aiuta la persona a respirare delicatamente in quel punto di intensità, senza forzare, aiutandolo a non giudicare la sensazione dolorifica come necessariamente negativa, ma come semplice situazione percettiva. Qualcuno (una parte di sé stesso) dentro di lui sta chiedendo aiuto e tu stai semplicemente cercando di aiutarlo, collegando la sua energia, il suo respiro, a quel luogo fisico in cui il dolore si è materializzato nel suo corpo. Potrebbe anche solo trattarsi di una sensazione di oppressione o pesantezza. Quando il paziente espira, aiutalo a sentire e visualizzare che il suo anelito respiratorio si dirige esattamente verso punto di disagio, come una carezza, un massaggio.

E’ fondamentale che il focus (né il tuo come operatore, né il suo) non sia affinché il dolore svanisca o cambi in qualche modo. Non ci deve essere l’aspettativa che si debba per forza modificare. Deve semplicemente inviare il suo respiro amorevole in quel punto preciso. Stop. Se non può farlo da solo, puoi eventualmente anche aiutarlo portando le tue mani alla zona dove sente dolore, per aiutarlo a connettersi con il suo corpo.

3. Accompagna la persona ad osservare, a livello mentale, come il suo respiro si connette al dolore, come interagisce. Quando questo accade, e il paziente semplicemente osserva come presenza testimoniante il processo, il sistema del paziente recepisce questa attenzione compassionevole ad un livello viscerale. Avviene un rilassamento lento, progressivo e molto profondo mentre – con il nostro supporto esterno – affronta compassionevolmente il dolore e il disagio dentro di sé. E’ un’energia di amore che in quel momento fluisce e permette alla persona di sentirsi supportata e integrata a partire dal suo interno.

4. Puoi identicamente usare lo stesso esercizio quando un paziente non riesce ad addormentarsi la notte. Questo accade perché la sua mente è troppo attiva, spaventata, disorientata. Funziona bene anche in situazioni di  panico diurno o in situazioni stressanti.

Potrai guidarlo attraverso l’Immaginazione a quel luogo invisibile, eppure percettibile, nel profondo della pancia, dietro l’ombelico.

Quel luogo vuoto, bianco, pacifico, chiamato anche Hara è la destinazione e tu puoi invitarlo a inviare il suo respiro amorevole in quel punto, inspirando ed espirando. Man mano che focalizzerà il pensiero all’espirazione e inspirazione, presto inizierà a scivolare deliziosamente fuori dalla mente, riconnettendosi con sé stesso e rilassandosi, addormentandosi.

Un grande limite nella nostra formazione di operatori sanitari sta spesso nell’interventismo e nel troppo “fare”. In realtà l’unica risposta al disagio che può portare alla guarigione non può che essere specifica, individuale e soggettiva.

 

Nei corsi di formazione per Operatori sanitari olistici, noi di EMPATIA interveniamo proprio infondendo fiducia negli operatori. Per loro il processo di guarigione deve essere sì un risultato atteso e auspicabile, ma non il vero obiettivo da conseguire e soprattutto non dipende da noi. L’obiettivo reale del paziente infatti, diventa quello di comprendere il significato della sua malattia. La guarigione avverrà di conseguenza.

 

In questa visione la guarigione olistica (di tutto il sistema paziente, che include quindi anche l’operatore) avviene infatti nel momento in cui viene presa in carico la risposta a quella parte interiore di noi, bisognosa e supplichevole, che si manifesta attraverso il dolore. E di cui il dolore, il sintomo, sono il messaggio che può portare a un livello di maggiore consapevolezza di sé e compassione.

Durante queste pratiche di consapevolezza corporea “in azione” può accadere che il paziente, l’operatore o entrambi abbiano delle comprensioni, a livello di intuizioni, che possono aiutare ulteriormente alla trasformazione del sintomo. Non è necessario interpretare tutto ad un livello cognitivo, ma se succede fidiamoci del nostro sentire.

Ciò che percepiamo come vero, può avere un fondamento inspiegabile che è spesso molto più sensato e potente di un qualsiasi analgesico, e con minori effetti collaterali!

 

 

Referenze scientifiche e bibliografia:

 

Pain Relief Tools for Patients & Self-Care

The American Holistic Nurses Association ha messo a punto un “kit di strumenti olistici per il sollievo dal dolore” per istruire e supportare gli infermieri nell’uso di approcci non farmacologici basati sull’evidenza nella loro pratica infermieristica con i pazienti e nella propria cura personale.

 

Silvia Oggioni  è infermiera olistica di famiglia e comunità, geriatria, counselor olistico professionale, è presidente dal 2015 dell’Associazione EMPATIA  e Responsabile ITALIA di American Nurses Association

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